![]() |
Con
Gesù è possibile accettare la malattia, anche la più grave. Vi racconto la mia
esperienza: quando ho incominciato a sospettare della malattia, non volevo neanche
andare a vedere il nodulo che mi era comparso: se c’era, non c’era, se si era
ingrandito, se era sempre lo stesso, cercavo di rimuovere il problema. Mi sono
sottoposta alle analisi mediche solo per obbedienza al quinto comandamento,
cioè “non uccidere”, un comandamento che ci invita a rispettare la vita non
solo altrui ma anche nostra, Dio ci ha dato la vita ed è nostro compito
custodirla nel miglior modo possibile. Nell’attesa delle analisi, cercavo di
non pensarci per mantenermi su. Dentro di me, però, sentivo di dover dare una
risposta al momento che stavo vivendo. E’ stato terribile, ho combattuto come
Giacobbe allo Jabboc, Giacobbe alla fine dalla lotta uscì zoppicante. Qual era
il mio dramma? Dicevo: “Signore, ma allora potrei veramente morire? Potrei
veramente soffrire? Come farò?” Ho pensato tante cose, quelle che pensano
tutti, che cioè “non è giusto, … è giusto, non ce lo siamo meritato, … ce lo
siamo meritato, alla fine stremata ho detto: “Basta, Signore, fai come vuoi Tu,
Tu lo sai cosa è bene, Tu mi darai la forza”, perché capite, ormai dovevo
andare a ritirare le analisi, e se non portavo “l’olio della lampada”, come
avrei potuto accogliere lo Sposo? Sarei rimasta fuori, avrei perso l’occasione
come la sposa del Cantico dei Cantici, che per non aver aperto subito, poi è
stata percossa dalle guardie e ha dovuto faticare tutta la vita per ritrovare
il suo sposo. Si avvicinava il Natale, nasceva Gesù ed io volevo accoglierLo
senza riserve.
Ho guardato in faccia la mia realtà, ho confessato le mie debolezze e mi sono affidata
a Lui. Con questa forza nel cuore andavo a ritirare le analisi, che hanno
confermato il sospetto, poi sono andata a Messa e la Parola di Dio mi ha aperto
un’altra strada: “Va’, mostrati al sacerdote e fa’ l’offerta per la tua
purificazione, come ha ordinato Mosè, perché serva di testimonianza per essi
(Lc 12-16). La mia vita è cambiata, perché adesso la mia vita non è più nelle
mie mani, ma nelle Sue e le Sue mani sono certamente sicure.
Sorella Paola