UN GERMOGLIO SPUNTERA' DAL TRONCO DI IESSE, UN VIRGULTO GERMOGLIERA’ DALLA SUA RADICE. SU DI LUI SI POSERA’ LO SPIRITO DEL SIGNORE, SPIRITO DI SAPIENZA E DI INTELLIGENZA, SPIRITO DI CONSIGLIO E DI FORTEZZA, SPIRITO DI CONOSCENZA E DI TIMORE DEL SIGNORE (Is 11,1-2)
Il virgulto di
Iesse si innesta anche nella nostra umanità, dalla quale spuntano anche altri
germogli, come testimonia la lunga genealogia di Gesù. La crescita dei germogli
dipenderà dalla linfa vitale che circola nella radice umana: se le nostre
attività, la nostra vitalità, il nostro impegno, vanno ad alimentare il
virgulto di Iesse, come dice Gesù, da un piccolo seme crescerà un albero; se
invece impieghiamo le nostre energie vitali, il nostro tempo e il nostro spazio
per alimentare altri germogli, questi cresceranno e soffocheranno il piccolo
germoglio. Il seme, il virgulto può anche essere buono, scelto dal Signore, ma
se manca la linfa che deve vitalizzarlo, non ci sono frutti; non basta quindi
che il virgulto di Iesse sia innestato nella radice della nostra umanità, ma in
essa deve circolare la linfa vitale della grazia, è necessaria la nostra buona
volontà per dare spazio e tempo alla linfa e all'innesto battesimale davidico,
al figlio di Iesse. E’ necessario verificare se alimentiamo in noi il virgulto,
la speranza che è Cristo Signore, oppure nutriamo altre speranze. Lo Spirito
del Signore, lo Spirito di sapienza, scende su chi ha posto speranza in Cristo
e non nell’economia, nella tecnica, nel progresso, tutte realtà buone, ma
sempre piccole speranze destinate a perire con il cambio dei tempi. Se la
speranza cristiana viene distolta dal Virgulto di Iesse per andare in altre
direzioni, è un fallimento completo!
Sono i pagani di oggi quei cristiani che confidano in se stessi e nelle loro ricchezze.
Il virgulto di una radice è un segno di speranza per l'albero, reciso o secco che sia, perché un virgulto nasce e si fonda sulle radici, e queste radici devono alimentarlo, altrimenti il virgulto non ha in sé la capacità di continuare a crescere.
Lo Spirito del Signore, dunque, Spirito di sapienza, di intelletto, di consiglio, di fortezza, di scienza, di pietà, di timore di Dio, non scende sull'albero reciso, ma sul virgulto, cioè sull'elemento di speranza che continua a vivere. E se è vero, come è vero, che questo Virgulto di Iesse, o Figlio di David, così come veniva chiamato Gesù, è il Messia, dobbiamo affermare che lo Spirito del Signore scende sulla speranza cristiana: là dove c'è la speranza cristiana scende lo Spirito del Signore, e in questo senso la speranza diventa speranza di salvezza, e chi ha la speranza in questo Virgulto riceve doni dello Spirito; chi non spera nel Virgulto, cioè nella speranza cristiana, è uno che non ha punti di riferimento se non quelli che passano come passa la scena di questo mondo, le piccole speranze dell’uomo: un conto corrente bancario, una villa una macchina, il lavoro, le stesse persone care, svaniscono nel nulla. Se vogliamo vivere cristianamente, dobbiamo innestare le nostre piccole speranze nella grande speranza cristiana che è dentro di noi, dobbiamo radicarci e fondarci nel virgulto sempre vivo che è Cristo Signore.
La vita di noi cristiani va
basata su questo fondamento e gli altri devono essere "graduali",
come i gradini di una scala, che ci conducono alla grande speranza, se studio
non studio solo per il diploma, se lavoro non lavoro solo per il guadagno ma
per Dio, con Dio e in Dio, per il Regno dei Cieli, per l’eternità. Una tale speranza,
che è bagnata dallo Spirito Santo, diventa molto accogliente perché non vede
nel prossimo un pericolo: “il lupo dimorerà con l'agnello, la pantera si
sdraierà accanto al capretto, il vitello e il leoncello pascoleranno insieme”
(Is 11,6). Il piccolo e il grande, il forte e il debole stanno insieme perché
la speranza supera tutte le contraddizioni, le guerre, le liti, gli affanni, le
paure, tutte tensioni che vengono sanate proprio perché lo Spirito del Signore
scende su questa speranza infinita.
San
Lorenzo, santo Stefano, Ester, i tre fanciulli nella fornace ardente non
temevano i pericoli e benedicevano Dio pur nelle difficoltà. Da dove proviene
tanta energia per affrontare le difficoltà, i conflitti, il martirio? Da una
Speranza superiore, perché la morte è stata sconfitta e la vittoria appartiene
al Signore: “Cosa potrà farmi l'uomo? -dice un Salmo - meglio confidare in Dio
che confidare nell'uomo, perché l'uomo non ti può salvare! Ecco la speranza su
cui scende lo Spirito di fortezza, che animò i martiri, lo Spirito di sapienza,
che fece parlare gli apostoli di fronte ai governatori e ai magistrati, come
aveva predetto Gesù ("E quando verrà quel momento non temete, non
preparatevi che cosa dovete dire, perché Io stesso vi darò parole e sapienza
tali a cui i vostri avversari non potranno resistere"), lo Spirito di
intelletto, che permette di penetrare anche nelle cose che appartengono allo
Spirito del Signore, come la Parola di Dio perché nessuno conosce lo spirito
dell'uomo se non lo Spirito che è in lui, e nessuno conosce le cose di Dio se
non lo Spirito di Dio. Questo intus - legere, questa intelligenza della
Parola, della realtà nell'intimo, nell'essenza, è un dono che viene su chi ha
la speranza cristiana, cioè vive della speranza del Figlio di Dio, che è
vitalità e futuro, futuro "in fieri", che se alimentato, diventa
realtà. A differenza del mondo che dice:
- "Chi di speranza vive, disperato muore", con Gesù il cristiano esclama: - “Chi di Speranza vive, risorge nella gioia eterna”. Questa speranza è il Virgulto di Iesse, che si sviluppa ampiamente nella radice che scava nella terra della nostra umanità. La fede, la carità, la speranza non possono essere innestati che nella realtà umana e solo nell’uomo di buona volontà si sviluppano pienamente.
Il virgulto radicato,
innestato con il Battesimo, germoglia, fiorisce, verdeggia, si espande, si
sviluppa, e dà il pieno vigore e sviluppo all'uomo e all'umanità. Nella
speranza vivono i doni dello Spirito Santo: il dono del consiglio, della
scienza, di una pietà, che non si ferma nemmeno di fronte a un cuore di pietra,
ma lo modella e lo accoglie senza escludere nessuno. Alla fine della coroncina
della Misericordia, infatti l’ultima invocazione che recitiamo è "abbi
pietà di noi e del mondo intero". Non c'è più la parola misericordia, che
è il cuore dato ai miseri, a coloro che per varie circostanze si trovano in
situazioni di indigenza, di bisogno, ma campeggia la pietà, che è data a chi,
nonostante tutti gli aiuti e i doni, è rimasto tale e quale, ha avuto tanto e
ha sciupato tutto.
Un filosofo moderno dice che la prima idiozia dell'umanità è quella della cognizione dell'eterno, dell’infinito, minando così la speranza cristiana, ma è una battaglia culturale senza senso perché la nozione di eternità e di infinito nel cuore dell'uomo è innata! Come potranno poi, abolendo questa realtà, spiegare l’infinito matematico?
In ultima istanza facciamo radicare in noi il Virgulto di Iesse, questa speranza, non perdiamola mai, non perdiamo mai questa verde linfa che deve sviluppare la nostra vita. Dio ci ha dato la vita, facciamo parte di questa radice comune dell'umanità e, radicati e fondati nel Battesimo, questa speranza diventa per noi motivo di vita. Alimentiamo la speranza che è in noi, ogni giorno, non facciamola rinsecchire! Più alimenteremo la speranza della vita e della vita eterna, e più tutti i doni dello Spirito saranno con noi, scenderanno dentro di noi e si diffonderanno intorno a noi.
Padre Giuseppe