“Non ti presenterai davanti al Signore a mani vuote”.
Il
Signore vuole che portiamo i nostri frutti. Quali frutti? Quelli maturi. Quali sono i
frutti maturi che vuole il Signore? Quelli della carità! I frutti si dischiudono con la mitezza: “Prendete
esempio da Me, che sono mite e umile di Cuore”. I fiori, che porteranno frutti,
si generano nell’humus, nell’umiltà. Per piantare il seme occorre che ci sia
l’humus, la terra, il seme porterà il fiore e questo il frutto. Alla base,
quindi, per portar frutti deve esserci l’umiltà, il terreno fertile che
permette al seme della Parola di attecchire e produrre il fiore che si
dischiude sotto il tepore della mitezza, che risponde al male con il bene;
all’ira con la pazienza, con la bontà, con la fedeltà. I frutti per maturare
richiedono il calore del sole. I frutti della Carità per maturare richiedono il
calore dell’Amore di Cristo nostro Signore. Se i frutti maturi sono per il
Signore, noi ci impegneremo per questo, anche se non vedremo i risultati delle
nostre fatiche perché come dice
Anche
le opere, le vocazioni, sono frutto di semina, di irrigazione, ma in ultima
istanza è Dio che produrrà il frutto. Quindi nulla da attribuire a noi stessi. Alle
volte noi non vedremo neppure i frutti del nostro impegno, ma gli insegnamenti
della Chiesa, del Vangelo, ci spingono alla considerazione che tutto quello che
noi faremo di bene, sarà scritto sui libri eterni della vita e porterà
sicuramente il suo frutto, il frutto di vita eterna. Mai scoraggiarsi, quindi,
quando i frutti del nostro impegno non arrivano o non si vedono. “Se il chicco
di grano non muore, non porta frutto”, Gesù e i Santi ce ne danno un valido
esempio!
Ti presenterai, dunque, davanti al Signore non a mani vuote e per riempire le mani, bisogna raccogliere senza scartare nemmeno le piccole cose di ogni giorno. Il vero raccoglitore di olive, se vuole produrre dell’olio, raccoglie le olive una per una perché sa bene che ognuna di quelle olive contribuirà con le altre alla produzione di un liquido meraviglioso che serve per la mensa e addirittura per ungere i cristiani! Quando usiamo l’olio, non pensiamo al sacrificio costato né alle singole olive che hanno contribuito alla produzione di quel olio che allieta la nostra mensa.
Così è per le opere di Dio: ogni piccolo gesto, ogni piccolo
atto, raccolto per via e offerto al Signore nella giornata, contribuisce al
bene della comunità. Se pensiamo alla mensa Eucaristica, consideriamo quanti
chicchi di grano e acini di uva hanno contribuito alla realizzazione del Pane e
del Vino! Ogni chicco di grano di per sé è insignificante, magari disprezzato,
nella sua singola realtà rispetto al pane, ma lo stesso pane è formato da tanti
di quei singoli disprezzati, umili, chicchi di grano. Ragion per cui ogni
chicco può dire: - Io sono il tuo Pane, non sono un niente, ho contribuito,
nella mia piccola parte, a quel pane che è per il bene tuo e di molti! Anche il
piccolo chicco insignificante ha in sé racchiusa la ricchezza di tutta la
realtà del pane. Il chicco di grano, con la sua morte, produce frutto, a volte
il sua
morte, è moltiplicato. Così è per il cristiano, ogni suo piccolo insignificante
atto di amore porta molto frutto. Noi disprezziamo il piccolo insignificante
gesto di umiltà perché vogliamo vedere subito i frutti, ma non pensiamo che quei
frutti, così gustosi, così buoni, così pieni di aiuto per l’umanità, sono il
risultato di tanti piccoli gesti partecipanti alla pienezza del frutto. Così
dobbiamo pensare della Chiesa: nessuno deve sentirsi insignificante, perché anche
un solo cristiano che muore in Cristo Gesù è ricchezza, moltiplicazione per
quelli che restano. Mai disprezzare i singoli umili atti della giornata,
raccogliamoli e alla fine della vita non ci presenteremo a mani vuote davanti a
Dio. A nostra insaputa, il Signore raccoglierà da noi un sacco pieno in quanto
avremo deposto nel tesoro della Chiesa i nostri umili atti quotidiani!
Ogni giorno è posto nelle nostre mani per poter raccogliere frutti di vita eterna.
Le piccole difficoltà della
vita di ogni giorno sono come la manna nel deserto: è una manna del Cielo
quella che ci cade e che va raccolta per produrre la misura di un giorno. Ad
ogni giorno basta il suo affanno: la misura di un gomer, come la manna per gli
Israeliti. Chi ne vorrà raccogliere di più, non ne avanzerà; chi ne raccoglierà
di meno, non ne mancherà. L’affanno di ogni giorno è la misura che Dio ha
stabilito per noi, e quella misura non supererà le nostre forze. La misura sarà
quella di un gomer a testa, quella che serve a ciascuno di noi. Quindi
raccogliamo questa manna, sparsa per terra. Chiniamoci a raccogliere anche le
più piccole cose come la carta da terra. Impariamo a raccogliere le piccole
sofferenze quotidiane e offriamole al Signore, soprattutto quelle che toccano
il nostro io. Quando siamo feriti nel nostro io vorremmo reagire e colpire con
aculei velenosi chi ci ha punzecchiato, vorremmo mostrare, come gli scorpioni,
tutta l’acredine del nostro io ferito, nell’intimo serbiamo rancore, vendetta e
questo ci porta pian piano a disperdere ciò che invece andava messo nel
sacchetto che raccoglie frutti per l’eternità. Succede quello che disse il
profeta: avete lavorato, ma non avete messo nulla da parte, avete seminato, ma
non avete raccolto, avete lavorato, ma avete messo il salario in un sacchetto
forato, sì che alla fine non si raccoglie niente, tutto disperso! Riflettiamo
su questo, oggi più che mai per non presentarci davanti al Signore a mani
vuote.
Presso Dio niente è senza valore né senza significato, i piccoli chicchi di grano, i piccoli acini di uva, formano uniti una piccola grande realtà per l’uomo: il pane, il vino. Ma Dio, nella sua onnipotenza, trasforma ancora queste piccole umili particelle in una realtà superiore allo stesso pane e allo stesso vino, con la transustanziazione trasforma la sostanza di quegli umili doni che gli offriamo nel Corpo e nel Sangue di Cristo, Egli in cambio di questi umili doni ci dà Se stesso (cfr Liturgia).
Le nostre piccole quotidiane mortificazioni, sofferenze,
gioie, dolori, offerti al Signore, come quei piccoli chicchi di grano e acini di uva, subiscono una trasformazione prima, e un’elevazione
dopo: diventano essi stessi partecipi del Corpo e Sangue di Cristo, perché
partecipi della Sua stessa Passione, vale a dire da gesti umani sono
trasformati in gesti divini: un sorriso umano diventa divino, un’umiliazione
umana diventa divina, una piccola sofferenza nella nostra mente, nel nostro
cuore, nella nostra psiche, nella nostra anima, diventa partecipazione alla
Passione di Cristo. Questo è reso possibile per l’incarnazione di Nostro Signore,
perché Egli ha fatto di tutti noi una cosa sola, il Suo Corpo mistico. Ognuno
di noi è parte del Suo Corpo, di cui Egli è il Capo. Se siamo peccatori, agiamo
sulle Piaghe; se siamo buoni, agiamo sul Corpo Risorto! In un modo o
nell’altro, l’azione di ogni singolo uomo è capace di arricchire o depauperare
il Corpo mistico di Cristo, che è la sua Chiesa, di apportare o di sottrargli
gloria, onore, gioia, ricchezza. Stando così le cose se guardiamo a tutte le
nostre inadempienze, ai nostri peccati, a tutto quello che abbiamo combinato
nella vita finora, verrebbe da scoraggiarsi, ma con San Paolo diciamo: - Dimentichi
del passato corriamo verso il futuro pieno di gioia, di speranza, perché Colui
che ci ha riscattati e mirabilmente trasformati in creature nuove, non guarda
al nostro passato, a quello che siamo stati, ma a quello che siamo e che
vogliamo essere. Egli guarda alla novità, all’uomo nuovo, alla donna nuova, che
si realizza in ciascuno di noi, secondo la potenza dello Spirito Santo.
Non
stiamo a guardare l’annata passata, ma quella che viene, come fanno i contadini
i quali sperano sempre che l’annata futura sarà migliore di quella passata.
Benedetto XVI, il Buon Pastore ci insegna, con l’enciclica Spe salvi, che la salvezza viene anche dalla speranza, che la
speranza stessa è salvezza, perché sperando contro ogni speranza noi viviamo la
parte più grande e più bella della nostra fede: la confidenza, il “ Gesù,
confido in Te”, cioè la misericordia divina che prevale sulla giustizia e che diventa
per noi sorgente di novità di vita, di ripresa, di nuovo cammino, di
liberazione, e quindi di rinnovata speranza nel futuro, che porterà sicuramente
frutti di vita eterna. Nulla è senza valore e senza significato: le più piccole
cose hanno un grande valore se arricchite dalla potestà divina, dalla Grazia
divina, dalla fiducia in Colui che trasforma gli umili chicchi in pane, in
vino, e transustanzia le umili realtà del pane e del vino nel suo Corpo e nel
suo Sangue. Sentiamoci anche noi inseriti nel Corpo mistico di Cristo, soprattutto
nel momento della Santa Messa, non come elementi insignificanti, perché presso
Dio, infatti, niente è senza valore né senza significato. Tutti dobbiamo avere
la convinzione e il conoscimento che siamo un significato non solo per noi ma
anche per gli altri, siamo, cioè, contenitori e contenuto stesso della Parola
di Dio, come ha detto Nostro Signore: - Qualunque cosa avrete fatto al più piccolo
che questi miei fratelli, l’avete fatto a Me. Nessuno è senza significato e senza
valore perché tutti abbiamo come significato e valore Cristo, Dio stesso.
Padre Giuseppe
Ave Giuseppe
figlio di Davide
scelto dal Padre
custode del Figlio
tu sei
benedetto
tra gli uomini
e
benedetto e’ il tuo amato Gesu’
giusto tra i
giusti
sposo di
Maria
prega per noi peccatori . Amen.