COME SI FA LA DIAGNOSI DI DEPRESSIONE NEI BAMBINI?
La diagnosi si fa
avvalendosi di alcuni test proiettivi, come il test dell’albero, il test della
figura umana, della famiglia reale, della famiglia ideale. Il bambino non
parla, ma nel disegno trasferisce in maniera diretta e senza filtri tutto il suo mondo interiore, per
esempio un disegno di un albero ricco di arborizzazioni interne, con una
corteccia spessa e discontinua, con delle radici ipertrofiche, può far
sospettare una condizione depressiva nel bambino, così, quando chiediamo il
disegno della famiglia reale, il bambino ci disegna i genitori che stanno agli
antipodi, i membri della famiglia hanno le mani strettamente adese al corpo o,
al contrario, ipertrofiche, facendoci supporre che c’è una difficoltà di
comunicazione tra i diversi membri della famiglia e che quelle mani grosse non
sono uno strumento per mangiare, ma per picchiarsi. E, se andate a chiedere
allo stesso bambino di disegnare la famiglia ideale, questi, che vi aveva
disegnato i genitori che si guardano in cagnesco, disegna una famiglia con dei
genitori sorridenti che si danno la mano: è la famiglia che lui vorrebbe e che,
molto spesso, coincide con quella del vicino di casa o del parente. Quando
spieghiamo questo ai genitori, abbiamo reazioni a volte anche inconsulte. Al
bambino non possiamo chiedere cosa gli manca, perché tende a difendere a tutti
i costi la sua famiglia, tende a nascondere. E allora, gli facciamo vedere delle
immagini, per esempio quella di una famiglia di conigli che sta in un prato, e
gli chiediamo di raccontarci una storia su questa immagine. Il bambino
naturalmente trasferisce in quell’immagine la sua condizione e questo ci
consente di capire come vive quel determinato bambino. Spesso gli facciamo
vedere l’immagine di alcuni orsetti che si sfidano al tiro della corda, e il
bambino racconta cose interessanti riguardo a questo papà-orso e mamma-orsa: il
bambino non ci direbbe mai che il papà e la mamma sono autori di nefandezze in
casa, però le trasferisce sul papà o sulla mamma-orsa, e questo diventa per noi
uno strumento per comprendere una famiglia che altrimenti rimarrebbe nella
condizione apparente di una famiglia perfetta. A volte chiediamo al bambino di
disegnare un bambino sotto la pioggia, e spesso l’assenza di un ombrello o una
grande pioggia che investe il bambino, può essere indicativa di un’assenza di
meccanismi di difesa del bambino rispetto allo stress ambientale. Per i bambini
più grandi ricorriamo ad un questionario, nel quale ci sono domande a risposta
multipla che possono essere indicative di una condizione depressiva del nostro
bambino.
Il grande dramma che viviamo noi, operatori in questo settore, è riuscire a trasferire le cose che vediamo e sulle quali facciamo ricerca, al mondo della politica, anche a chi è distante mille anni luce da questo tipo di problemi. Attraverso la valutazione psicodiagnostica che si regge con colloqui, test grafici, test di personalità, scale standardizzate, abbiamo degli indizi del disagio psichico del bambino che poi con approfondimenti ulteriori andiamo a confermare.
QUALI SONO I SINTOMI DELLA DEPRESSIONE NEL BAMBINO?
Uno studioso ne ha elencati 10:
1) un bambino che cambia umore nel corso della giornata;
2) l’auto-svalutazione: il bambino dice: - Io non lo so fare; io non so come si fa; io non riuscirò a farlo;
3) un comportamento aggressivo: bambini spesso aggressivi sono bambini depressi;
4) disturbi del sonno;
5) alterazioni del rendimento scolastico, dell’attenzione: un bambino che è sempre andato bene a scuola e all’improvviso cessa di essere un bravo studente, è verosimilmente un bambino depresso, questa è una cosa che si conferma sempre più anche in letteratura;
6) diminuzione della socializzazione: il bambino che perde l’interesse a giocare, a rapportarsi con gli altri;
7) alterazioni dell’atteggiamento verso la scuola;
8) lamentele somatiche: il bambino che ha mal di pancia, che ha mal di testa, il bambino che comincia a fare la pipì a letto, è verosimilmente un bambino che potrebbe aver sviluppato una condizione depressiva;
9) la perdita della consueta energia: quei bambini che stanno sempre in movimento, ad un certo punto cogliamo questa perdita di iniziativa;
10) alterazioni del peso e dell’appetito sono altri elementi che possono far ipotizzare una condizione depressiva nel nostro bambino.
Ma devo dirvi che i sintomi depressivi sono diversi nelle diverse epoche della vita.
DEPRESSIONE NEL NEONATO E NEL BAMBINO PICCOLO
La scoperta della depressione del neonato è avvenuta proprio studiando il comportamento dei bambini negli orfanotrofi, bambini che in orfanotrofio presentavano inappetenza, pianto rauco, lamentele continue trasferiti in case di accoglienza, nelle quali ricevevano cure e premure analoghe a quelle materne, perdevano questo tipo di sintomi.
Il pianto frequente, i lamenti, l’eczema, l’alopecia, disturbi dell’appetito e del sonno, dondolamenti e condotte auto-aggressive possono essere segnali di una condizione depressiva nel bambino.
QUALI SONO INVECE I SINTOMI NELLA FASCIA TRE-SEI ANNI?
Isolamento e
irrequietezza. Ricordate il disturbo da deficit dell’attenzione? La quasi
totalità dei bambini iper-attivi vengono destinati ad un trattamento con un farmaco
che va ad agire su un sintomo, l’irrequietezza, che non è espressione dell’iper-attività,
ma la condizione di una situazione depressiva. La disforia, cioè il rapido
cambio di umore, i disturbi somatici, la cefalea, l’enuresi, il rifiuto della
scuola e la ricerca delle punizioni, la ricerca o il rifiuto dell’altro,
l’attaccamento morboso verso la madre o il padre sono nella quasi totalità dei
casi manifestazioni di un bambino depresso. Ci sono bambini e bambine che si
isolano e si masturbano, bambini della fascia 3 - 6 anni, quei bambini in
realtà non sono dei bambini scostumati, come ritiene la pubblica opinione, ma
sono bambini depressi, perché attraverso la masturbazione, il bambino trova una
condizione di alleviamento della sua sofferenza!
DEPRESSIONE NEI BAMBINI DELLA FASCIA 6 – 13 ANNI
I sintomi sono riassumibili intorno a due poli: quello della sofferenza e quello della protesta. Tristezza, auto-svalutazione, disinteresse, calo del rendimento scolastico possono essere delle manifestazioni. Il ragazzo che abbandona la scuola, che si ritiene incapace di svolgere un lavoro e una professione da grande, è molto spesso un ragazzo depresso. Ma la depressione nel periodo della preadolescenza e dell’adolescenza si esprime anche con mitomania, menzogne, aggressività, furti ripetuti, collera, fuga: il ragazzo che scappa, che ruba, che racconta cose e fatti iperbolici, spesso è un ragazzo depresso. L’adolescente, il quattordicenne, il quindicenne, che incontrate e che vi racconta di aver fatto imprese eroiche, di aver raccolto mille plausi, in realtà può essere semplicemente un ragazzo depresso. E raccogliere questi sintomi è fondamentale per aiutarli e sottrarli da una condizione grave di malattia per il resto della loro vita, infatti, se non sapremo cogliere questi sintomi iniziali, fare diagnosi, la prognosi sarà seria: accadrà che quel bambino non diagnosticato come depresso sarà un malato mentale per tutta la vita, più o meno grave, più o meno evidente. I bambini a cui invece riusciamo a fare una diagnosi, che prognosi avranno?
Un episodio depressivo inevitabilmente
va a dare una connotazione alla vita di quella persona, va a cambiare la vita
di quella persona. La cosa importante alla quale noi dobbiamo tendere è
contenere le variazioni in negativo di quella persona. Ma la prognosi da che
dipende? La depressione ha vari gradi di gravità: può essere lieve, moderata o
grave, la prognosi, quello che accadrà nel tempo, dipende dalla condizione
clinica di partenza, cioè dipende da quanto era grave nel momento in cui
l’abbiamo rilevata, dipende dall’appropriatezza e dalla precocità delle cure. Se
abbiamo una famiglia che è disponibile ad interrogarsi rispetto ai problemi del
proprio figlio, ed è disponibile a far valutare questo figlio, verosimilmente
abbiamo maggiori possibilità di cura e di risultati. La prognosi dipende anche dall’equilibrio
psicologico del bambino. La depressione non è un’entità clinica isolata: spesso
i depressi sono anche ansiosi, sono anche portatori di altri disturbi come i
disturbi ossessivi compulsivi, tic, balbuzie, cefalee.
I disturbi ossessivi-compulsivi nei bambini stanno crescendo in maniera esponenziale, cioè questi bambini hanno la necessità di mettere in atto determinati rituali per vivere, come per esempio prima di mettersi a letto hanno la necessità di parlare di se stessi oppure di andare prima nello studio e poi mettersi a letto, oppure “saltare sul letto”.
CONCLUSIONE
E vengo all’ultimo
capitolo che è quello riferito al trattamento della depressione. Diversamente
da quello che si può immaginare, il trattamento di una condizione depressiva
adolescenziale o giovanile a volte può essere farmacologico, psicoterapico,
ambientale: fra queste tre opzioni quale dobbiamo scegliere? In realtà il
trattamento di un ragazzo, di un bambino, di un giovane depresso, prevede tutti
e tre questi tipi di interventi. In questa società, esistono pochi presidi, che
sono rappresentati da strutture come le Parrocchie o l’Opera di Maria Vergine e
Madre, nei quali i genitori sono aiutati ad aggregarsi, a discutere, a trovare
delle strategie per portare avanti la famiglia. E termino dicendo che nella
nostra società i bambini depressi guariranno soltanto, quando la società,
intesa nelle sue più diverse articolazioni, comincerà a cercarli!
(dalla sbobinazione della relazione del Prof. Iannuzzi Convegno famiglie OMVM)