Signor Segretario perpetuo,
Signor Cardinale,
Cari Amici Accademici, Signore e Signori,
è con piacere che vi accolgo oggi, membri dell'Accademia delle Scienze morali e politiche. In primo luogo, ringrazio il signor Michel Albert, Segretario perpetuo, per le parole con le quali si è fatto interprete della vostra delegazione, e anche per la medaglia che ricorda il mio ingresso come membro associato straniero della vostra nobile Istituzione.
L'Accademia
delle Scienze morali e politiche è un luogo di scambi e di dibattiti, che
propone a tutti i cittadini e al legislatore riflessioni per contribuire a
"trovare le forme di organizzazione politica più favorevoli al bene
pubblico e allo sviluppo dell'individuo". Di fatto, la riflessione e
l'azione delle Autorità e dei cittadini devono essere incentrate su due
elementi: il rispetto di ogni essere umano e la ricerca del bene comune. Nel
mondo attuale è più che mai urgente invitare i nostri contemporanei a
un'attenzione rinnovata per questi due elementi. In effetti, lo sviluppo del
soggettivismo, che fa sì che ognuno tenda a considerarsi come unico punto di
riferimento e a ritenere che quello che lui pensa abbia carattere di verità, ci
esorta a formare le coscienze sui valori fondamentali, che non possono essere
scherniti senza mettere in pericolo l'uomo e la società stessa, e sui criteri
obiettivi di una decisione, che presuppongono un atto della ragione.
Come
ho sottolineato durante la mia conferenza sulla nuova Alleanza, tenuta dinanzi
alla vostra Accademia nel 1995, la persona umana è "un essere
costitutivamente in relazione", chiamato a sentirsi sempre più
responsabile dei suoi fratelli e sorelle in umanità. La domanda posta da Dio,
fin dal primo testo della Scrittura, deve risuonare incessantemente nel cuore
di ognuno: "Dov'è... tuo fratello?". Il senso della fraternità e
della solidarietà, il senso del bene comune, si fondano sulla vigilanza
rispetto ai propri fratelli e all'organizzazione della società, conferendo un
posto ad ognuno, affinché possa vivere nella dignità, avere un tetto e il
necessario per la propria esistenza e per quella della famiglia di cui è
responsabile. È in questo spirito che bisogna intendere la mozione che avete
votato, lo scorso ottobre, riguardo ai diritti dell'uomo e la libertà di
espressione, che fa parte dei diritti fondamentali, avendo sempre a cuore di
non schernire la dignità fondamentale delle persone e dei gruppi umani, e di
rispettare le loro credenze religiose.
Che mi
sia permesso di ricordare anche dinanzi a voi la figura di Andreï
Dimitrijevitch Sakharov, al quale sono succeduto nell'Accademia. Quest'alta
personalità ci ricorda che è necessario, nella vita personale e nella vita
pubblica, avere il coraggio di dire la verità e di seguirla, di essere liberi
rispetto al mondo circostante che tende spesso a imporre i suoi modi di vedere
e i comportamenti da adottare. La vera libertà consiste nel procedere lungo il
cammino della verità, secondo la propria vocazione, sapendo che ognuno dovrà
rendere conto della propria vita al suo Creatore e Salvatore.
È importante che sappiamo proporre ai giovani un simile cammino, ricordando
loro che il vero sviluppo non è a qualsiasi costo, e invitandoli a non
accontentarsi di seguire tutte le mode che si presentano. Così, sapranno, con coraggio
e tenacia, discernere il cammino della libertà e della felicità che presuppone
vivere un certo numero di esigenze e compiere gli sforzi, i sacrifici e le
rinunce necessarie per agire bene.
Una delle sfide per i nostri contemporanei, e in particolari per i giovani, consiste nell'accettare di non vivere semplicemente nell'esteriorità, nell'apparire, ma nello sviluppare la vita interiore, ambito unificatore dell'essere e dell'agire, luogo del riconoscimento della nostra dignità di figli di Dio chiamati alla libertà, non separandosi dalla fonte della vita, ma rimanendo legati ad essa. Ciò che allieta il cuore degli uomini è il riconoscersi figli o figlie di Dio, è una vita bella e buona sotto lo sguardo di Dio, come anche le vittorie ottenute sul male e contro la menzogna. Permettendo a ognuno di scoprire che la vita ha un senso e che egli ne è responsabile, apriamo la via a una maturazione delle persone e a una umanità riconciliata, desiderosa del bene comune.
Lo
studioso russo Sakharov ne è un esempio; mentre, nel periodo comunista, la sua
libertà esteriore veniva ostacolata, la sua libertà interiore, che nessuno
poteva togliergli, l'autorizzava a prendere la parola per difendere con
fermezza i suoi concittadini, nel nome del bene comune. Anche oggi è importante
che l'uomo non si lasci ostacolare da catene esteriori, come il relativismo, la
ricerca del potere e del profitto a ogni costo, la droga, rapporti affettivi
sregolati, la confusione nel campo del matrimonio, il non riconoscimento
dell'essere umano in tutte le fasi della sua esistenza, dal suo concepimento
alla sua fine naturale, che lascia pensare che vi siano periodi in cui l'essere
umano non esisterebbe realmente.
Dobbiamo avere il coraggio di ricordare ai nostri contemporanei cos'è l'uomo e cos'è l'umanità. Invito le Autorità civili e le persone che hanno una funzione nella trasmissione dei valori ad avere sempre questo coraggio della verità sull'uomo.
Al termine del nostro incontro, permettetemi di auspicare
che, attraverso i suoi lavori, l'Accademia delle Scienze morali e politiche,
insieme ad altre istituzioni, possa sempre aiutare gli uomini a costruire una
vita migliore e a edificare una società dove è bello vivere come fratelli.
Questo auspicio si unisce alla preghiera che elevo al Signore per voi, per le
vostre famiglie e per tutti i membri dell'Accademia delle Scienze morali e
politiche.